— Monkey Business/advertising in the jungle

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Marzo 2009 Monthly archive

Sappiamo bene che molte persone che si interessano ai temi della rete, stasera, saranno ad ascoltare Lawrence Lessig, il giurista americano che ha fondato Creative Commons (qui il suo blog, dove presenta, tra le altre cose, il prossimo libro “Remix – Making Art and Commerce thrive in the hybrid economy“), alla mediateca Santa Teresa di via Moscova, per gli incontri “Meet the media Guru”.

Questo è l’appuntamento imperdibile di stasera.

L’appuntamento perdibile, invece, è quello del Read and Drink, l’aperitivo presso la libreria Books Import (cliente Monkey) che si ripete ogni mese, verso la fine, per ritrovarsi a bere un bicchiere e chiacchierare un po’ in mezzo a splendidi libri.

Questa sera, per festeggiare il 40° compleanno del proprietario, c’è anche uno sconto del 40%… il che rende la serata un po’ meno perdibile!

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Pasquale Barbella ha fatto la storia della pubblicità italiana, portando i livelli qualitativi della comunicazione pubblicitaria a vette che si sono fatte notare anche fuori dai nostri confini.

Come ogni copywriter, non posso che essere un suo ammiratore, ed è con grande rincrescimento che ho osservato la sua uscita di scena dal mondo delle agenzie, circa 6 anni fa.

Ma Pasquale non ha smesso di farci avere messaggi, in forma letteraria o per mezzo di contributi come questa lettera, da lui rivolta a Giampaolo Fabris il quale – colpito dall’incisività delle sue parole – ha ritenuto di pubblicarla online (naturalmente autorizzato).

E’ straordinario come le righe di Barbella infilino come perle tutti gli aspetti del disagio della comunicazione d’impresa, da tutti i punti di vista coinvolti.

Da quello del comunicatore, chiamato a veicolare messaggi ormai privi di ogni credibilità, a quello della corporate responsability verso la società in cui la marca agisce, da quello della brand reputation (molto in voga in ambiente Internet con il soprannome di online reputation) a quello del consumatore, con la sua sacrosanta insofferenza per le ridicole performance di marche ultrapubblicizzate.

E tutto questo a cosa porta? Al mancato passaggio di testimone alla nuova generazione, come si capisce leggendo la lettera.

Nella loro semplicità, i concetti di Pasquale appaiono incredibilmente forti, perché mettono in luce la follia comunicativa che pervade gli atteggiamenti di tutta la nostra community, da chi crea i prodotti a chi li propone sul mercato, da chi ne pensa la comunicazione a chi dovrebbe recepirla.

Cito qualche passaggio:

Ma come faccio a comprare qualcosa che mi alletta alla pag. 12 del giornale e mi scandalizza nella pagina finanziaria, o addirittura nella pagina di cronaca? Perché dovrei prendere sul serio quella banca che osa cantare e ballare la pachanga in un momento come questo?

Vado personalmente a fare la spesa al supermarket e “punisco” le marche che offendono la mia sensibilità, anche quando la qualità del prodotto è fuori discussione.

E ancora:

In tanti settori le aziende hanno interrotto qualsiasi tipo di rapporto diretto con il “consumatore” delegandolo ai cosiddetti call center: dopo l’outsourcing della produzione abbiamo avuto l’outsourcing dei servizi e infine l’outsourcing delle garanzie e delle responsabilità. Questo io lo chiamo alto tradimento nei confronti del “consumatore”, e chiuderei un occhio solo se servisse a generare o a mantenere un accettabile livello di occupazione e benessere; ma ho imparato che così non è.

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Una volta con gli occhi del copywriter.
Una volta con gli occhiali dello strategic planner.
Una volta con occhiata languida da viral marketer.
Una volta con l’occhio perfido dell’amante della satira.
Una volta con lo sguardo curioso di chi studia la comunicazione.
Attenzione: si ride forte, di tutti noi. E poi si pensa.

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Fonte: Marketing Usabile.

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