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Gioie del copywriting

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Veramente, anche se ci piacerebbe molto, i cuscini con le icone dei social network non li abbiamo inventati noi… però l’annuncio per l’evento in programma oggi 9 febbraio a Roma, nel’ambito della Social Media Week romana, quello sì è farina del nostro sacco.

Mentre la pubblicità è in uscita sulle pagine romane dei principali quotidiani, a Palazzo Giannelli Viscardi oggi si trovano Filippo Berto, Monica Fabris (GPF), Daniela Farnese aka Dania, Massimo Micucci (Reti), Roberta Milano e Davide Bartolucci (Shado Tv) per parlare di “Salotto 2.0 – I luoghi fisici dell’impresa, della vita e del desiderio nella società 2.0.

Purtroppo noi scimmie non saremo presenti,ma ci fa piacere saperli seduti belli comodi :-)

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Non siamo web designer, e se dobbiamo progettare un blog usiamo WordPress.com.

Con questa opportuna premessa, ci concediamo un po’ di soddisfazione per il risultato raggiunto dal restyling di CoworkingProject.com, nato quasi due anni fa, e arrivato a inizio 2011 con un carico di contenuti che ne rendeva difficile la navigazione.

Proprio la navigabilità (e di conseguenza la chiarezza) è stato il nostro intento nel progetto, tanto più che la rete di coworking Cowo è cresciuta al punto da aver bisogno di una directory suddivisa per regione!

Inoltre, la conversazione sui blog comincia a decollare nei vari Cowo, di qui la necessità di un feed in home page per ogni blog che vi partecipa, e – infine – abbiamo finalmente aggiornato l’utilissima Cowo Map, senza scordarsi di chi ce la preparò a sorpresa :-)

Ma tutto questo è niente rispetto al cuscino di Facebook, appoggiato in home page

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Con molto piacere presentiamo la pagina pubblicitaria per gli affiliati al network di spazi di coworking Cowo®, un progetto che abbiamo sviluppato noi di Monkey Business, dapprima con le nostre postazioni, e successivamente con un progetto di rete (già ne abbiamo parlato qui).

Gli elementi ricorrenti dell’annuncio sono il formato rotondo dell’immagine, il marchio in bianco sulla foto e il titolo “Benvenuti in uno stile lavorativo nuovo”.

Il colore di fondo, invece, può variare a seconda della preferenza del coworking affiliato… di queste tre ipotesi, ad esempio, il Cowo Sassari/Baldedda ha voluto inaugurare la presenza pubblicitaria di Cowo con un bel giallo.

La pagina pubblicitaria è pianificata sulle testate in uscita in questo periodo in Sardegna.

[UPDATE – 4/4/2011: Anche nel triveneto, il Cowo Udine/Ufficity utilizza la stessa campagna, sulle testate locali. Il format inizia ad articolarsi…]

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All’incirca un mese sì e un mese no, la nostra agenzia realizza un ebook divulgativo sui temi del marketing sul web.

“Realizziamo” significa che concorriamo alla redazione dei testi (Max) e poi vestiamo il bambino con un trattamento creativo opportuno (Laura).

Si tratta di un lavoro interessante perché, a differenza di tutto quello che esce da Monkey Business, questi ebook non nascono interamente qui, ma sono frutto di un’intuizione che abbiamo avuto insieme a Roberto Ghislandi di Web Marketing Garden, il progetto di formazione a cui collaboro anch’io per alcuni corsi.

Ne siamo molto orgogliosi perché ci risulta che questi ebook siano molto richiesti (sarà perché sono gratis? A noi piace pensare che tutti li vogliono perché son belli…), perciò abbiamo pensato di raccontare come li sviluppiamo.

Prima di tutto c’è il tema: Web Marketing il primo, poi sono seguiti Email Marketing, Social Media, Web Analytics.

Poi ci sono i testi, che ci vengono passati da Roberto ed editati internamente per dar loro un tono “horroroso”.

Eccone un paio di esempi tratti da “Web Marketing Horror“.

Ma la vera sfida è il trattamento: visto che la serie si chiama horror, il look deve essere degno di Stephen King o Wes Craven. E se parti da un tema come le Analytics, potrebbe sembrare un tantino tirato…

E invece Laura ci sorprende ogni volta, riuscendo a dare un’interpretazione sempre nuova, e sempre fedele al trattamento creativo richiesto.

Qui di seguito vedete le copertine di “Social Marketing Horror”, “Web Marketing Horror”, “Email Marketing Horror” e “Web Analytics Horror”, oltre ad alcune pagine interne, naturalmente anch’esse declinate in chiave horror.

Per chiunque sia interessato, gli ebook si possono richiedere gratuitamente qui, e vengono inviati via mail entro qualche giorno.

Have fun!

[UPDATE LUGLIO 2011 – IMPORTANTI, IMPORTANTISSIME NOVITA’ STANNO ARRIVANDO NEL MONDO DEGLI HORROR EBOOKS… TENETEVI PRONTI!]

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“Engagement”
è una bella parola. Di quelle che vengono pronunciate spesso nelle riunioni di chi si occupa di comunicare brand e prodotti. Fin troppo spesso. (Che sia una nuova panacea di marketing?).

Il fatto è che, secondo noi, ogni brand deve trovare il suo approccio unico e distintivo, e soprattutto autentico, se vuole aspirare a un dialogo efficace con il proprio mercato. (A proposito, quanto più bello è dialogo, rispetto a engagement?)

Ci è sembrato che il punto di partenza ideale, per conversare con un brand di dolci, fossero le ricette.

Il blog creato da Monkey Business è dedicato alla figura della fondatrice del Gruppo Vicenzi e si rivolge a tutti i golosi e golose online, proponendo loro la pubblicazione delle proprie ricette, con foto.

In cambio, ricevono una copia dell’ambito ricettario “Voglia di dolci”, di 95 pagine.

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L’impianto editoriale del blog prevede – oltre ai post delle ricette – una scheda dedicata a ogni persona, dove si pubblica la  raccolta delle sue ricette, completata (se lo desidera) dalla sua foto dai riferimenti della sua presenza online.

Settimanalmente, inoltre, viene pubblicato un post legato ai temi della… dolcezza, trattati da un punto di vista diverso, per esempio culturale (in un blog così, come non citare le Madeleines di Proust?), oppure legato alla salute (si parla di dolci e celiachia, qui). Il tutto senza mai togliersi il gusto della curiosità e del divertimento.

MatildeTiramiSu dialoga con i propri fan anche su Facebook, Friendfeed, Flickr (dove pubblica tutte le immagini delle ricette) e su Twitter, con dolcissimi sweet tweets.
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Alla presentazione del mio libro “Un etto di marketing (E’ un etto e mezzo, lascio)?” di ieri sera a Verona, si è visto come un copy possa rimanere un copy, anche scrivendo di marketing :-)

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Così cantava Mina, e così mi viene da dire, in questo periodo in cui il mio mestiere di copywriter vive un curiosa trasformazione, pur ruotando sempre intorno alla stessa cosa: parole.

Come in un gioco di società in cui si richiede di combinare diversamente le tessere di uno stessa immagine, il mio personale vocabolario di copy si presta, in queste settimane, a diverse stimolanti avventure.

Il libro Un Etto di Marketing è ormai in bozza, e ieri ho discusso con l’editor quanta evidenza dare alle 100 parole da sapere nel web marketing, che ho pubblicato anche sul mio blog,  qui. (Io le volevo anche nell’indice, ma lui dice che viene più lungo del libro :-))

A proposito, chi volesse prenotarsi il volume con uno sconto del 20% basta che lasci nome e email nei commenti qui sotto, riceverà il codice sconto appena esce.

Poi, sfida davvero curiosa per un copy della mia generazione, mi sto cimentando nel seo copywriting per un progetto in fase di elaborazione, di cui parlerò quando sarà ufficiale.

La Search Engine Optimization si affianca così a Unique Selling Proposition e a Reason Why nel mio quadernetto di sigle professionali anglofile.

Infine, sono fiero di presentare una piccola ma importante idea, che ha visto la luce proprio oggi.
Si tratta di WikiMultiCanalità, il Wiki dell’Osservatorio Multicanalità dedicato al linguaggio del consumatore multicanale.

La domanda che – insieme ai partner dell’Osservatorio (Connexia, School of Management del Politecnico di Milano, Nielsen e Nielsen Online) – ci siamo posti è stata:

Oggi è normale essere informati su un prodotto via SMS, ritrovarlo in pubblicità, approfondirne la conoscenza su Internet e alla fine comprarlo con una telefonata… quali sono le parole specifiche di quest’attitudine?

WikiMulticanalità tenta una risposta. E’ un wiki, quindi siete tutti invitati a partecipare, inserendo voci o modificando quelle che ci sono già. Noi l’abbiamo iniziato, vi va di migliorare l’opera?

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Questo è un lavoro anomalo, nel portfolio d’agenzia.

Non solo perché si tratta di un lavoro editoriale, e non pubblicitario come al solito.

Ma soprattutto perché il libro l’abbiamo scritto noi, che stiamo al marketing come i cuochi stanno alla ristorazione.

Ma proprio per questo, ci sembrava giusto farlo.

Si tratta di una visione del nostro lavoro, secondo chi lavora ogni giorno sui messaggi, sulla comunicazione in senso stretto.

Un libro lontano dai Powerpoint e dalle sale riunioni, scritto da un pubblicitario fuori dagli schemi (e dentro un coworking), e – speriamo – vicino a chi lavora con passione sui nuovi modi di proporre il dialogo tra produttori e consumatori.

Appuntamento a inizio 2010 in libreria!

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Può capitare che qualche cliente ci chieda un lavoro in 5 minuti.

Nell’arco di 23 anni di pubblicità, abbiamo visto fare fatto campagne in taxi andando dal cliente, script su un volo Milano-Roma, intere presentazioni in una notte.

Non ci spaventiamo.

In effetti, non ci mettiamo mai 5 minuti… semmai 23 anni e 5 minuti.

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E’ online il nuovo portale del Gruppo 24 Ore dedicato al mondo dell’agricoltura, Agricoltura 24.

Monkey Business ha creato il logo che compare in testata e il payoff che ne sottolinea l’orientamento all’evoluzione.

Si tratta del nostro primo lavoro per il prestigioso gruppo editoriale italiano, speriamo di essere partiti con il piede giusto!

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Pasquale Barbella ha fatto la storia della pubblicità italiana, portando i livelli qualitativi della comunicazione pubblicitaria a vette che si sono fatte notare anche fuori dai nostri confini.

Come ogni copywriter, non posso che essere un suo ammiratore, ed è con grande rincrescimento che ho osservato la sua uscita di scena dal mondo delle agenzie, circa 6 anni fa.

Ma Pasquale non ha smesso di farci avere messaggi, in forma letteraria o per mezzo di contributi come questa lettera, da lui rivolta a Giampaolo Fabris il quale – colpito dall’incisività delle sue parole – ha ritenuto di pubblicarla online (naturalmente autorizzato).

E’ straordinario come le righe di Barbella infilino come perle tutti gli aspetti del disagio della comunicazione d’impresa, da tutti i punti di vista coinvolti.

Da quello del comunicatore, chiamato a veicolare messaggi ormai privi di ogni credibilità, a quello della corporate responsability verso la società in cui la marca agisce, da quello della brand reputation (molto in voga in ambiente Internet con il soprannome di online reputation) a quello del consumatore, con la sua sacrosanta insofferenza per le ridicole performance di marche ultrapubblicizzate.

E tutto questo a cosa porta? Al mancato passaggio di testimone alla nuova generazione, come si capisce leggendo la lettera.

Nella loro semplicità, i concetti di Pasquale appaiono incredibilmente forti, perché mettono in luce la follia comunicativa che pervade gli atteggiamenti di tutta la nostra community, da chi crea i prodotti a chi li propone sul mercato, da chi ne pensa la comunicazione a chi dovrebbe recepirla.

Cito qualche passaggio:

Ma come faccio a comprare qualcosa che mi alletta alla pag. 12 del giornale e mi scandalizza nella pagina finanziaria, o addirittura nella pagina di cronaca? Perché dovrei prendere sul serio quella banca che osa cantare e ballare la pachanga in un momento come questo?

Vado personalmente a fare la spesa al supermarket e “punisco” le marche che offendono la mia sensibilità, anche quando la qualità del prodotto è fuori discussione.

E ancora:

In tanti settori le aziende hanno interrotto qualsiasi tipo di rapporto diretto con il “consumatore” delegandolo ai cosiddetti call center: dopo l’outsourcing della produzione abbiamo avuto l’outsourcing dei servizi e infine l’outsourcing delle garanzie e delle responsabilità. Questo io lo chiamo alto tradimento nei confronti del “consumatore”, e chiuderei un occhio solo se servisse a generare o a mantenere un accettabile livello di occupazione e benessere; ma ho imparato che così non è.

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Chi è stato un giovane copywriter sa bene cosa significa “inventare un titolo da mettere su una foto”: è una delle cose che si chiedono ai ragazzi per testare la loro capacità di formulare titoli interessanti, interpretando una foto e, naturalmente, un prodotto.

Beh, di certo non sono più un giovane copy, eppure mi diverto come allora!

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Siamo molto contenti di questa campagna, che segna l’esordio di Febal nella fascia di prezzo “light” delle cucine di marca.

La modella è Gisèle (non Bundchen, meglio), la fotografia e il fotoritocco (e naturalmente l’art direction) sono di Laura Coppola.

La campagna ha avuto una presentazione in anteprima sul blog Febal, come del resto anche la cucina stessa, qualche mese fa.

Grazie al nostro cliente per la fiducia e la piena collaborazione, nonostante i tempi molto stretti e gli aspetti sperimentali del progetto.

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Una campagna che parla di lusso in modo non banale. Perdonatemi se parlo bene di una nostra idea, ma mi preme sottolineare come anche i temi più triti possano trovare riscatto in una buona esecuzione creativa.

[Per uno stimolo sul concetto di lusso ai nostri giorni, c’è una interessante discussione su Marketing Reloaded, a questo link].

Onore all’intelligenza del cliente che – tra l’altro – è l’unico produttore italiano di cucine a non centrare la sua pubblicità sulla foto di una cucina (beh, c’è anche Febal, ma è la stessa parrocchia). Lo so che sembra paradossale, eppure… prendete quasiasi rivista di arredamento e vedete con i vostri occhi.

La foto del maggiordomo è di Boudewijn Smit (agente per l’Italia: Blob Creative Group).

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