— Monkey Business

Crowdsourcing e torte: “MatildeTiramiSu” del Gruppo Vicenzi.

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“Engagement”
è una bella parola. Di quelle che vengono pronunciate spesso nelle riunioni di chi si occupa di comunicare brand e prodotti. Fin troppo spesso. (Che sia una nuova panacea di marketing?).

Il fatto è che, secondo noi, ogni brand deve trovare il suo approccio unico e distintivo, e soprattutto autentico, se vuole aspirare a un dialogo efficace con il proprio mercato. (A proposito, quanto più bello è dialogo, rispetto a engagement?)

Ci è sembrato che il punto di partenza ideale, per conversare con un brand di dolci, fossero le ricette.

Il blog creato da Monkey Business è dedicato alla figura della fondatrice del Gruppo Vicenzi e si rivolge a tutti i golosi e golose online, proponendo loro la pubblicazione delle proprie ricette, con foto.

In cambio, ricevono una copia dell’ambito ricettario “Voglia di dolci”, di 95 pagine.

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L’impianto editoriale del blog prevede – oltre ai post delle ricette – una scheda dedicata a ogni persona, dove si pubblica la  raccolta delle sue ricette, completata (se lo desidera) dalla sua foto dai riferimenti della sua presenza online.

Settimanalmente, inoltre, viene pubblicato un post legato ai temi della… dolcezza, trattati da un punto di vista diverso, per esempio culturale (in un blog così, come non citare le Madeleines di Proust?), oppure legato alla salute (si parla di dolci e celiachia, qui). Il tutto senza mai togliersi il gusto della curiosità e del divertimento.

MatildeTiramiSu dialoga con i propri fan anche su Facebook, Friendfeed, Flickr (dove pubblica tutte le immagini delle ricette) e su Twitter, con dolcissimi sweet tweets.
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9 comments
  1. Piero Stanchi says: 14 settembre 201012:19

    Buongiorno,
    mi occupo di crowdsourcing aziendale (“enterprise crowdsourcing”) e vorrei lasciare un commento a questo articolo, di cui non riesco a evincere l’autore dal sito.
    Guardo sempre con curiosità ai casi di crowdsourcing, ai loro obiettivi e risultati.
    Prima una piccola considerazione fuori tema. “Engagement” ha un significato che è più vicino a “coinvolgimento” piuttosto che “dialogo”: ammetto però che “dialogo” è decisamente più garbato.
    Torno alla mia curiosità. Non mi è chiaro il processo di crowdsourcing descritto, ovvero chi fa cosa in cambio di cosa. Faccio un’ipotesi.
    Matilde Vicenzi desidera promuovere il suo “brand” e raccogliere informazioni sulla popolarità del suo brand e il grado di affezione dei suoi clienti (sentiment analysis…).
    Per questo scopo, realizza un blog, in cui le persone inviano le ricette e ricevono in cambio un ricettario ambito e la gratificazione di venire pubblicati e considerati nel mondo Vicenzi. Questo li stimola a scrivere e discutere, e in questo modo l’azienda riesce a ottenere il suo obiettivo. In realtà questo è un esempio di blog, ma non di crowdsourcing, ovvero di dialogo non di realizzazione di un progetto.
    Più vicino al concetto di crowdsourcing sarebbe se Matilde Vicenzi volesse produrre un nuovo ricettario, e coinvolgesse per la realizzazione, in cambio di gratificazione e magari premi in natura o copie del libro.
    Chiedo all’autore se il caso cade in una delle mie due descrizioni o in realtà in una terza alternativa.
    Grazie e buon lavoro.
    Piero Stanchi

    • maxthemonkey says: 14 settembre 201014:04

      Buongiorno Piero, sono Massimo Carraro, partner di Monkey Business e autore del post, e la ringrazio del commento, competente e argomentato.

      Il crowdsourcing è inteso, nel nostro post, nel senso più ampio di “modello nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in un team” (nelle parole di wikipedia).

      Il contributo, in questo caso, sono le ricette; il progetto cui contribuiscono è il progetto di conversazione online (che include anche social network, ove vengono appunto ripresi i contenuti del blog) che trova nel blog il suo asse portante.

      Anche per quanto riguarda “engagement”, il mio accenno riguarda il fatto – più di costume che tecnico – che tendiamo tutti ad abusare un po’ di queste parole.

      Quasi quasi cambio il titolo del post in tortesourcing 🙂

      Un cordiale saluto e buon lavoro,
      Max

  2. Piero Stanchi says: 14 settembre 201015:14

    Buongiorno Massimo,
    grazie per la risposta!
    Chissà se grazie al blog Matilde Vicenzi ne ricaverà un nuovo ricettario o aumenterà le vendite… L’assottigliare i confini tra la’azienda e il consumatore, oltre a essere affascinante, sembra che migliori in molti casi i risultati.
    Buona giornata e buon lavoro.
    Piero

  3. MatildeTiramiSu says: 21 settembre 201018:49

    Buongiorno Piero, sono Caterina Rappo, coautrice del blog e mi permetto di aggiungere un commento ai vostri, anche perché mi fa piacere parlare di Matilde.

    L’analisi sulle dinamiche che hanno mosso la nascita di MatildeTiramisù! è giustissima.

    Mi aggiungo a Massimo nel dire che abbiamo scelto il contributo dei lettori come chiave per la realizzazione del progetto, e l’eventualità non ci arrivassero le ricette era plausibile. In quel caso il progetto non avrebbe avuto luogo come desiderato, sul serio.
    L’idea del nuovo ricettario usergenerated (che vecchia parola) però è ancora più attiva.

    Quando parla dell’aumento delle vendite penso alle precise conclusioni di ogni convegno su questo tema 🙂

    Speriamo di riuscire a migliorare ancora l’apertura e il dialogo, ma sono certa ormai che la partecipazione non strettamente istituzionale delle aziende sia una mossa positiva per ogni brand.

    La saluto e la ringrazio,
    Caterina.

  4. Piero Stanchi says: 22 settembre 201012:14

    Buongiorno Caterina,
    sono d’accordo con lei. L’azienda che apre i suoi confini dimostra apertura (scusi il gioco di parole) e coraggio nell’adottare nuovi paradigmi che sembrano essere proficui.
    Inoltre vengono stimolati due aspetti sociali (e questo mi fa piacere a livello personale :-)):
    – un aumento dello spirito comunitario, che negli anni si è un po’ perso, forse perché internet appassionava ma non permetteva queste aperture
    – un’attenzione maggiore agli aspetti “soul” delle aziende, rispetto agli aspetti “spirit”: nei progetti di crowdsourcing aziendale, il pubblico dei clienti e i dipendenti entrano in collaborazione e l’azienda può ottenere indicazioni sul grado di soddisfazione di entrambi (sentiment analysis)

    Buona giornata e buon lavoro.

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  7. […] 12 ricette tra le centinaia che sono arrivate all’azienda dalla nascita del progetto, illustrate dalla felicissima mano di Alessandra […]

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