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Mentre le giurie Adci lavorano, viene da chiedersi se la creatività…

L’Art Directors Club Italiano sta selezionando le migliori campagne del 2007, per mezzo delle giurie designate.

Per la prima volta, quest’anno, si lavora con un criterio meritocratico/cronologico: in pratica, i giurati fanno parte del gruppo che ha conseguito riconoscimenti importanti, soprattutto negli ultimi 5 anni.

Mentre, come era prevedibile, la novità ha creato scontento e polemica, secondo me è da elogiare la volontà di rinnovamento di queste scelte, merito forse del nuovo consiglio. La validità delle stesse andrà – a mio parere – giudicata a posteriori.

E in ogni caso, chi come me ha visto qualche stagione di club, sa bene che nessuna scelta (anche molto meno importante di questa) è indenne da discussioni, spesso tanto gratuite quanto irritanti.

Auguri quindi ai giurati – che tra l’altro sono ormai in fase conclusiva – e speriamo che ci permettano di vedere molto bel lavoro nel prossimo annual.

Sono anche curioso di capire cos’è diventato “il bel lavoro”, in tempi in cui la notorietà è nulla senza la reputazione.

Per spiegarmi meglio: non ho il privilegio di sedere in giuria – mi è capitato in passato, quando non selezionavano così duramente 😉 – e ho sempre dato le mie preferenze a quei messaggi che inchiodavano per forza, immediatezza, attenzionalità. (Posso assicurare che produrre comunicazione di questo livello è un lavoro durissimo, spesso inarrivabile, ).

Ora però, non sono sicuro che esprimerei le stesse preferenze.

Provo a esprimermi con un esempio, una campagna che ammiro moltissimo, il film Telecom di Spike Lee di qualche hanno fa ampiamente e meritatamente premiato.

Ma ora mi chiedo: nell’era dei prosumer – cioè dei consumatori proattivi, in grado di informarsi l’un l’altro, direttamente e autonomamente sulla qualità/bontà dei prodotti pubblicizzati – che senso ha premiare la forza creativa di un messaggio di per sè?

E ancora, che senso ha pagare creativi top e registi superstar per produrre messaggi bellissimi e potentissimi che si squagliano come neve al sole alla prima telefonata al call center?

Personalmente, mi sto abituando all’idea che la notorietà, da sola, non va più molto lontano, perché siamo entrati nell’era della reputazione.

E di conseguenza, che la creatività è un valore che va in qualche modo rivisto, attualizzato, ripensato. Come minimo contestualizzato con altri aspetti. Sempre importante, ma.

Non è chiaro? Lo so benissimo. Magari ai giurati dell’Adci è più chiaro. Vedremo.

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3 comments
  1. mafe says: 10 maggio 20089:11

    Buffa cosa: ero seduta ieri in treno a fianco a te mentre scrivevi questo post 🙂
    Tra i tanti modi per scoprire un blog interessante questo è decisamente il più analogico.

  2. max says: 11 maggio 200821:33

    mammamia, la blogosfera… la prossima volta parliamoci!

    grazie per il commento e arrivederci sull’eurostar 🙂

    max

  3. Gianni says: 15 maggio 200819:53

    Agostino Reggio e/o Paolo Del Bravo, due grandi pubblicitari romani, dicevano “le regole sono le stampelle del creativo zoppo”. Parafrasandoli, secondo me i premi sono le stampelle del creativo insicuro.

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