— Monkey Business: companies are communities

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maggio 2008 Monthly archive

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E voi, siete tra i privilegiati?

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La sensazione che ho avuto vedendo questa intervista al 24enne fondatore di WordPress (cioè la piattaforma che permette la pubblicazione di questo e altri milioni di blog nel mondo) è che le cose, in realtà, sono semplici. Per chi le vuole capire.

Siamo fieri che anche alcuni nostri clienti siano così illuminati da aver compreso e raccolto la sfida del corporate blogging insieme a noi.

L’intervista a Matt Mullenweg è stata raccolta da Marco Massarotto.

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Oggi a “Email Clinic” una sessione di domande & risposte su casi reali di email marketing, all’interno della manifestazione “Media 2.0 expo 2008“, presenterò queste slides.

Ho cercato di affrontare il tema dell’email marketing in un’ottica più ampia, anche perché le trattazioni specifiche saranno curate da altri, più competenti di me.
In realtà, il mio contributo è in veste di copywriter, però nella presentazione ho provato a spingermi un po’ più in là, aggiungendo al cappello del copy quello dell’imprenditore che ha voglia di comunicare.

Ecco perché ho cercato degli stimoli che potessero integrare l’email marketing con “qualcos’altro”: magari una promozione, o la creazione di una piccola community, o il coinvolgimento sui social network…

Vediamo se riscuoterà interesse. Per chi desideri scaricare le slides, può farlo qui.

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L’Art Directors Club Italiano sta selezionando le migliori campagne del 2007, per mezzo delle giurie designate.

Per la prima volta, quest’anno, si lavora con un criterio meritocratico/cronologico: in pratica, i giurati fanno parte del gruppo che ha conseguito riconoscimenti importanti, soprattutto negli ultimi 5 anni.

Mentre, come era prevedibile, la novità ha creato scontento e polemica, secondo me è da elogiare la volontà di rinnovamento di queste scelte, merito forse del nuovo consiglio. La validità delle stesse andrà – a mio parere – giudicata a posteriori.

E in ogni caso, chi come me ha visto qualche stagione di club, sa bene che nessuna scelta (anche molto meno importante di questa) è indenne da discussioni, spesso tanto gratuite quanto irritanti.

Auguri quindi ai giurati – che tra l’altro sono ormai in fase conclusiva – e speriamo che ci permettano di vedere molto bel lavoro nel prossimo annual.

Sono anche curioso di capire cos’è diventato “il bel lavoro”, in tempi in cui la notorietà è nulla senza la reputazione.

Per spiegarmi meglio: non ho il privilegio di sedere in giuria – mi è capitato in passato, quando non selezionavano così duramente 😉 – e ho sempre dato le mie preferenze a quei messaggi che inchiodavano per forza, immediatezza, attenzionalità. (Posso assicurare che produrre comunicazione di questo livello è un lavoro durissimo, spesso inarrivabile, ).

Ora però, non sono sicuro che esprimerei le stesse preferenze.

Provo a esprimermi con un esempio, una campagna che ammiro moltissimo, il film Telecom di Spike Lee di qualche hanno fa ampiamente e meritatamente premiato.

Ma ora mi chiedo: nell’era dei prosumer – cioè dei consumatori proattivi, in grado di informarsi l’un l’altro, direttamente e autonomamente sulla qualità/bontà dei prodotti pubblicizzati – che senso ha premiare la forza creativa di un messaggio di per sè?

E ancora, che senso ha pagare creativi top e registi superstar per produrre messaggi bellissimi e potentissimi che si squagliano come neve al sole alla prima telefonata al call center?

Personalmente, mi sto abituando all’idea che la notorietà, da sola, non va più molto lontano, perché siamo entrati nell’era della reputazione.

E di conseguenza, che la creatività è un valore che va in qualche modo rivisto, attualizzato, ripensato. Come minimo contestualizzato con altri aspetti. Sempre importante, ma.

Non è chiaro? Lo so benissimo. Magari ai giurati dell’Adci è più chiaro. Vedremo.

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