— Monkey Business

Una parola che non pronuncio da anni.

La scorsa settimana ho assistito a una presentazione.

In una delle slides è comparsa una riga orizzontale, al di sotto della quale stava l’espressione “Below-the-line”.

Sono tornato indietro nel tempo. Below, Above… quanti secoli sono passati?

[Nota: nel progress monkey ogni lavoro ha un codice, ogni codice è un lavoro. Stop].

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4 comments
  1. monica says: 5 marzo 200816:37

    ed ecco un’altra parola che non “sento” pronunciare in questo blog: account!

    se non fosse che ho ancora un biglietto da visita che invece riporta questa qualifica, navigando tra queste righe metterei in discussione la stessa esistenza della mia funzione.

    certo, concordo che il mondo è cambiato e cambierà (persino in Italia!), ma possibile che un’agenzia come la vostra abbia talmente cambiato le regole e il modo di porsi, da non avere più bisogno di noi account, o almeno di alcuni dei nostri skills? possibile che non esista anche l’account 2.0?

    monica

  2. max says: 6 marzo 20089:22

    ciao monica è un piacere ritrovarti.

    niente paura, non abbiamo cancellato la parola account dal nostro vocabolario, a un certo punto ne abbiamo anche cercato uno – vedi la slide 38 di questa presentazione

    http://www.slideshare.net/maxthemonkey/monkeybusiness-feb-2008

    ma poi abbiamo sviluppato un modello di lavoro “diretto” creativi-clienti.

    questo non significa che disprezziamo i vostri skills, ma semplicemente che il nostro lavoro ne fa a meno, e lo dico con dispiacere perché, come appunto diciamo in quell’annuncio, senza account non si fa una vera agenzia.

    ma poi forse, la piccola-grande rivoluzione che stiamo vivendo va nella direzione di abbattere gli steccati tra una professione e un’altra, io che sono un copy mi trovo a cianciare di marketing, la produzione e l’art direction si invadono gioiosamente a vicenda, la tv si fa in casa e poi si mette su youtube sperando nel virale… sto esagerando e banalizzando, per rendere l’idea.

    credo stia a ognuno di noi interpretare e cavalcare queste evoluzioni, che possono essere traumatizzanti o entusasmanti a seconda.

    (personalmente, io sono sia traumatizzato che entusiasmato…)

  3. monica says: 6 marzo 200817:48

    beh, eliminare le differenze tra le professioni, le competenze e le definizioni tradizionali mi sta più che bene (non sarei qui a parlarne, non su un sito di una agenzia alternativa come la vostra).

    dispiace però sempre vedere come si pensi di poter “fare a meno di” qualcuno o qualcosa, tanto si riesce lo stesso a ottenere dei risultati.

    certo, senza account c’è una bocca in meno da sfamare. ma forse c’è stato anche uno stimolo in meno, un progetto in meno, un cliente in meno. soprattutto se l’account non è più quello tradizionale della grande agenzia che entra in una casella e da lì non può (e a volte non vuole) uscire. magari deve cambiare anche nome oltre che mentalità?

    personalmente, ho sempre amato gli sconfinamenti nelle competenze degli altri…

    ciao

  4. max says: 6 marzo 200819:53

    la penso come te, la rinuncia all’account è stata fatta, appunto, con dispiacere proprio perché ci rendevamo conto di privarci di un aspetto del lavoro.

    in altri termini, non è che facciamo a meno dell’account perché tanto si fa lo stesso, ma perché le cose si sono evolute in un’altra direzione.

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